Dovete rispondere di ciò davanti a Dio e ai tribunali

Centro Studi ErasmoPublished giugno 10, 2010 at 07:00 View Comments

Riflessioni sulla “lettera pastorale di Benedetto XVI ai cattolici d’Irlanda, sullo scandalo degli abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti”: Con la manifestazione di solidarietà, di domenica 16 maggio, verso il Vescovo di Roma e successore di Pietro, la CEI ha pensato di aver allontanato le nubi che sempre più oscure si addensano sulla complessa materia della pedofilia dei preti; tentiamo qui di inquadrare la questione.

Se i dati diffusi sono esatti i casi registrati dal 2001-2010 sono 3000 e si riferiscono a delitti compiuti negli ultimi 50 anni da sacerdoti diocesani e religiosi. 60% dei casi si tratta di ebofilia (attrazione per adolescenti dello stesso sesso; 30% di rapporti eterosessuali; 10% di vera pedofilia (attrazione sessuale per ragazzi maschi impuberi). Per il Vaticano si tratta di 300 casi x anno. Il problema investe 400.000 preti cattolici. La Fonte risale al “promotore di giustizia” Mons. J. Scicluna, pubblico ministero dell’ex S. Uffizio che ha il compito di indagare i cosiddetti “delicta graviora” – i delitti che la Chiesa Cattolica considera i più gravi in assoluto: “contro l’Eucarestia, contro la santità del sacramento della Penitenza, e il delitto contro il sesto comandamento di un chierico con un minore di 18 anni’: Il documento che prevede le condanne è del 1922, rinnovato nel 1962 e nel 2001. Per avere più chiara cognizione del problema è necessario leggere la mappa della patologia per Paesi, pur nella sua frammentarietà.

Irlanda 14.500 bambini (tra 1970-2000); USA 11.000 bambini vittime di 4400 preti (periodo 1950-2000); Paesi Bassi 350 persone potrebbero presentare denuncia alla “Commissione Indipendente”; Austria caso dell’Abbate benedettino Bissey condannato a 18 anni; in Germania risultano 170 denunce tra il 1970/1980. Del 18.5.2001 è la Direttiva J Ratzinger, che “raccomanda il segreto istruttorio e gestione interna dei casi”. Schonborm arcivescovo di Vienna ritiene che gli autori siano più protetti delle vittime, (cfr.: H. Lindell, La Chiesa di fronte ai reati di pedofilia, Temoignage chrètien, N.3388, 18.3.2010).

Per poterne comprendere la portata il problema deve essere affrontato alla luce di due visioni ecclesiologiche: quella pre-conciliare e quella post-Concilio. Prima del Concilio infatti, la Chiesa perveniva alla conoscenza della colpa di pedofilia, usando l’arma del segreto assoluto e della risoluzione al proprio interno dei casi. Il peccato si sovrapponeva al reato. Sono rare le denunce all’autorità giudiziaria. Tutto avveniva tra le sacre mura poiché la concezione morale della sessualità era affidata al confessionale. Non si distingueva il peccato dal reato. Considerandolo peccato spettava soltanto alla Chiesa risolvere il caso. La sessualità permessa era quella praticata nel matrimonio finalizzata alla procreazione. Il Concilio ha stabilito la positività dell’affettività non finalizzata direttamente alla fecondità, il matrimonio risultava non più il ”rimedio alla concupiscenza” ma una delle strade della santità. Il Concilio invece non riuscì ad analizzare la sessualità repressa, presente nei Seminari.

Ricordo le ricerche sulla vita affettiva effettuate negli anni ’70 tra i seminaristi, il rapporto con l’altro sesso non veniva affrontato, salvo a essere oggetto delle ”direzioni spirituali”. L’approccio psicanalitico per verificare la chiamata al sacerdozio non veniva accettato. Importanti esperienze furono messe a tacere.  Notevole è stato il lavoro di “evangelizzazione post-conciliare” per superare le tristi impostazioni della formazione dei sacerdoti rinvenienti dal Concilio di Trento.

In sintesi si può sostenere che dove avanzava la concezione ecclesiologica del “popolo di Dio” arretrava la “societas perfecta”, nella quale invece la guerra al peccato sostituiva l’annuncio del Vangelo. Questo è lo sfondo sul quale si innesta la recente lettera del papa ai cattolici d’Irlanda (19.3.2010). Gli abusi sessuali sui minori da parte di sacerdoti sono oggetto di profonda attenzione da parte del successore di Pietro- Benedetto XVI. La lettera inviata ai cristiani di Irlanda è dettata da “grande preoccupazione”. Il papa è profondamente turbato sino alle lacrime come abbiamo saputo durante il suo viaggio a Malta. La lettera ha una premessa positiva nei confronti della Chiesa irlandese nella storia, nella quale si ricorda il suo contributo nell’annuncio del Vangelo in terra di missione, e le sue persecuzioni. Non è molto chiara nel punto 3 quando viene evidenziato il contributo della Chiesa alla soluzione dei problemi sociali dell’Irlanda. Per esempio non vengono menzionate le tristissime esperienze delle “Case Magdalene”, che il regista Peter Mullan ci ha fatto conoscere con “The Magdalene Sisters” (2002), ispirato al romanzo di Steve Humphries “Sex in a cold climate”. In questa opera cinematografica abbiamo appreso i soprusi subiti da ragazze e giovani donne rinnegate dalle proprie famiglie oppure orfane, che si macchiavano di peccati giudicati molto gravi per la benpensante comunità cattolica irlandese. L’ultima “Casa Magdalene” è stata chiusa nel 1996. La Chiesa suppliva le strutture pubbliche a discapito dell’evangelizzazione. Tuttavia Benedetto XVI nella lettera non affronta la necessaria analisi sociale per comprendere a fondo le cause della pedofilia. Egli delinea il fraintendimento che il Concilio Vaticano II avrebbe avuto nella vita ecclesiale. Poi per quanto riguarda il processo formativo del sacerdote e della vita religiosa viene ritenuta “insufficiente la formazione umana, morale, intellettuale e spirituale nei seminari”, non si individuano nuove indirizzi formativi. Eppure la diffusione patologica della pedofilia richiede il riconoscimento di una vera e propria emergenza educativa in tutti gli ambiti: famiglie, parrocchie, luoghi d’incontro, associazioni, movimenti, gruppi formali e informali e soprattutto delle istituzioni preposte al processo educativo. E’ un aspetto che rimanda ad approfondimenti ulteriori, in quanto il Seminario è il luogo unico della formazione dei sacerdoti, anche se riformato resta ancorato all’impostazione propria delle grandi istituzioni. Abbiamo appena concluso la chiusura degli istituti totalizzanti per i minori a rischio. Sono nate piccole comunità dove il rapporto con l’altro sesso viene positivamente risolto, attraverso l’ascolto e lo scambio formativo, l’Io viene liberato per donarsi all’altro, al povero, al debole. Un esercizio che chiama al lavoro educativo sposati e non e ognuno a una continua verifica con se stessi e con gli altri. Attualmente l’Europa, culla dell’Occidente è attraversata da diverse nuvole oscure. Per quanto riguarda la Chiesa è bene che si abbia consapevolezza piena della crisi tremenda che l’ha colpita. Liberarsi dalle forme di potere dannose che colpiscono i piccoli e i vulnerabili è solo il primo passo. Il secondo è la necessità della collaborazione piena sia con l’Autorità giudiziaria, sia con le strutture istituzionali del welfare, per rispondere alla richiesta di giustizia delle vittime e per affrontare alla radice le cause che generano la perversione. Svelare i gradi della perversione alla luce del Vangelo è un compito a cui nessuno può sottrarsi.

Maggio 2010

FRANCO FERRARA

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